Raku e Kintzugi. L’arte di saper accogliere

Il 16 dicembre, in occasione del sabato di apertura straordinaria, il MAS presenta la mostra di ceramica Raku e Kintzugi di Elio Cristiani che sarà visitabile gratuitamente fino al 22 dicembre. In occasione dell’apertura della mostra verrà presentato il corso di ceramica Raku tenuto da Elio Cristiani presso il museo nel 2018.

La ceramica raku nasce in Giappone, all’affermarsi dello zene incarna perfettamente il pensiero già espresso da Kenko, un monaco buddista del XIV sec.: “In ogni cosa, qualunque essa sia, l’uniformità è sconsigliabile. L’incompletezza in un oggetto lo rende interessante e dà l’impressione che ci sia la possibilità di perfezionarlo.”

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Le origini storiche del raku vengono riportate dalla tradizione in modo differente. La versione più accreditata parla di un Sen Rikyu insoddisfatto delle antiche tazze cinesi e delle ciotole da riso dei contadini coreani da lui utilizzate per la cerimonia del tè e alla ricerca di una ceramica moderna che sapesse esprimere la nuova sensibilità. Mentre passeggia per Kyoto, vede le tegole fatte da Chojiro e rimane colpito dalla granulosità degli impasti e dal loro aspetto consunto e sempre diverso, derivante dal rapido raffreddamento in recipienti pieni d’acqua. Di qui l’accordo col ceramista che produrrà sotto la sua diretta supervisione una serie di tazze, che spesso sul fondo recano scritte tracciate personalmente da Sen Rikyu, modellate a mano una per una senza ricorrere al tornio e cotte con lo stesso rapido sistema delle tegole.

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Kintzugi: “Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono frantumandosi in mille cocci, noi li buttiamo con rabbia e dispiacere. Eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Si chiama kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”).

Quest’arte giapponese prescrive l’uso di un metallo prezioso – che può essere oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro – per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltando le nuove nervature create. La tecnica consiste nel riunirne i frammenti dandogli un aspetto nuovo attraverso le cicatrici impreziosite. Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano e che vengono esaltate dal metallo.”

Nel 2007, Elio Cristiani, scopre l’arte della ceramica Raku, un amore che nel 2012 lo porta e decidere di lasciare la sua carriera nel marketing per dare il via al suo personale progetto artistico con l’apertura di un primo laboratorio dove produce i suoi pezzi e organizza i corsi aperti a tutti coloro che vogliono dare spazio alla propria creatività attraverso una tecnica magica e affascinante come quella della ceramica RakuArricchisce la sua tecnica con nuovi studi quali il paper clay, il Kintsugi, il gres e il tornio e apre un secondo laboratorio dove effettua anche le cotture.

 

I pezzi esposti sono in vendita.