Impara l’arte … Corso propedeutico di Storia dell’Arte L’Ottocento: Dagli Impressionisti ai padri delle Avanguardie

Impara l’arte … Corso propedeutico di Storia dell’Arte L’Ottocento – II Parte

Dagli Impressionisti ai padri delle Avanguardie

Gennaio – Maggio 2018

24 gennaio                  Da Manet all’Impressionismo

7 febbraio      14 febbraio              Il gruppo impressionista

21 febbraio                  Macchiaioli e Scapigliati

14 marzo                     Il Pointillisme

21 marzo                     Il Divisionismo

4 aprile                       Paul Cézanne e la “forma meditata”

18 aprile                     Paul Gauguin e la “profondità dell’anima”

2 maggio                    Vincent Van Gogh: la pittura come esigenza espressiva

 

Sede del Corso: Museo d’ Arte e Scienza Via Quintino Sella, 4 – 20121 Milano

Orario: dalle 18,15 alle 19,30 circa

Iscrizione: 95 euro + 10 euro di tessera associativa (da settembre 2017)

Quota scontata per gli iscritti ai corsi precedenti

Modalità di iscrizione: Chiara Vidali – cell.340 7632327- chiara.vidali@advansys.it

Segreteria del Museo d’Arte e Scienza tel.02 72022488 – info@museoartescienza.com

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L’Ottocento fu un periodo di straordinarie e fatali trasformazioni sociali e storiche che inevitabilmente si tradussero in epocali cambiamenti anche in campo culturale ed artistico. All’Italia, non più esclusivo baricentro delle arti, si affiancano Francia, Spagna, Inghilterra, Austria e Germania, importanti centri propulsori di un nuovo modo di intendere l’arte e il ruolo degli artisti nella società.

Inauguratosi con l’affermazione del gusto neoclassico negli anni napoleonici ed in quelli immediatamente successivi della Restaurazione, l’Ottocento conobbe a partire dal secondo e terzo decennio una vera e propria rivoluzione con la poetica romantica che si contrappose drasticamente e programmaticamente al gusto precedente. Le vicende politiche, i venti di rivoluzione che iniziarono a soffiare in tutta l’Europa dell’Ancient Regime, il desiderio dei popoli di rivendicare la propria indipendenza rivalutando le proprie radici culturali, storiche e figurative, portarono anche nelle arti a drastiche trasformazioni: gli Dei dell’Olimpo lasciarono il posto ai bardi, agli eroi nazionali di epoche più lontane, e alla fredda perfezione della classicità si contrapposero i fremiti e i tormenti interiori della stagione chiamata Romanticismo.

Da questo momento sempre più importante divenne nelle arti figurative l’espressione dell’individuo e della sua interiorità, del mondo reale in cui l’uomo si muove e agisce, mentre lentamente un nuovo mondo entra di diritto nella nuova iconografia: è quello delle città, dei caffè, dei teatri e dei ritrovi di una nuova classe borghese, che non chiede più all’arte solo ed esclusivamente la celebrazione del proprio potere ma piuttosto della propria vita.

A partire dagli anni ’60 in Francia il Realismo di Courbet e Daumier e poi la grande stagione dell’Impressionismo avviata da Manet, porteranno ad una definitiva rottura anche con le tecniche del passato e con il modo di guardare il mondo, non più oggettivo bensì attraverso una meditazione interiore.

Ai tre grandi “padri” delle avanguardie moderne spetterà il compito di traghettare definitivamente l’arte verso la modernità: Cezanne con le sue meditate ricostruzioni del vero che porteranno al Cubismo; Gauguin con i suoi viaggi più mentali che reali che porteranno al Simbolismo e Van Gogh, che con la sua pittura furiosa e disperata darà all’arte l’immediatezza dell’espressione dell’Io.

L’artista cesserà quindi di essere esclusivamente al servizio del committente di turno, per diventare il vate dell’umanità, sofferente o gioiosa che sia.