Lo spirito della maschera: testimonianze dall’Asia e dall’Africa

Dal 5 ottobre al 16 novembre 2015, sei appuntamenti h 18.30 – 19.30

Il MAS presenta, in collaborazione con il centro di cultura Italia Asia, un affascinante viaggio spaziale e temporale tra le maschere che pur nella loro differenziazione regionale, culturale e funzionale presentano elementi di assonanza e similarità. Esse sono indissociabili da canti, musica, danze, rituali e sacrifici mentre in un contesto museale diventano totalmente avulse dalla realtà ed appaiono sotto un profilo prioritariamente estetico. Per comprenderne la funzione e le radici mitiche è fondamentale mantenere un delicato equilibrio tra approccio etnografico ed estetico che verrà approfondito in questo ciclo di incontri.

5 ottobre
Maschere e mascheramenti: gli oggetti e le pratiche
La maschera non è un semplice nascondimento del corpo e neppure la manifestazione piena di una realtà altra (quella dello spirito che s’impossessa del corpo umano): essa opera nello spazio vuoto e dinamico dello vestirsi e dello spogliarsi, nell’entre-deux fra ciò che si dà a vedere e ciò che è sottratto alla vista, costituendo l’uno tramite l’altro. Il mascheramento è una tecnologia simbolica di trans-formazione della persona e della realtà sociale.

A cura di Ivan Bargna – Professore di Antropologia estetica all’Università di Milano Bicocca e Antropologia culturale all’Università Bocconi.


12 ottobre
Doppio appuntamento
Happuri, mengu e menpō: l’altro volto del guerriero giapponeseguerriero giapponese
La maschera da guerra nel Giappone antico – XI-XVII secolo, attraverso immagini pittoriche, fotografie e spezzoni di film ambientati nel Giappone feudale. E’ opinione comune che la maschera da guerra terrorizzi e nasca dalla necessità bellica di spaventare i nemici figurando esseri mostruosi, incomprensibili, inumani, ma è altrettanto vero che il terrore suscitato dalla maschera produce al contempo, coraggio e aggressività in chi la porta.

A cura di Susanna Marino – Docente di lingua giapponese e Istituzioni di Cultura giapponese presso l’Università Bicocca di Milano e presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Varese.

Happuri, mengu e menpō: l’altro volto del samurai
Analisi dei due film cardine per l’uso, con implicazioni narrative e simboliche – e non come semplice correttezza nella ricostruzione storica –, delle maschere della panoplia dei samurai. Seppuku (1962) di Kobayashi Masaki esibisce nel suo incipit un’armatura con maschera-visiera custodita in un sacrario. In Kagemusha (1980), il celebre film di Kurosawa Akira, la maschera fa rimescolare le carte rispetto al tema dell’identità, centrale nel film. Infine passeremo in rassegna l’eredità delle maschere dei samurai nella cultura pop contemporanea. Centrale in questo senso è Kamen Rider, la serie televisiva tokusatsu (fantascientifica), popolarissima, adattata dall’altrettanto popolare manga di Ishinomori Shotaro.

A cura di Giampiero Raganelli – Giornalista e critico cinematografico.


19 ottobre
Doppio appuntamento
Le maschere nella tradizione spettacolare dell’antico Giappone: il gigaku
La relazione si pone come obiettivo quello di presentare lo stato dell’arte su una delle più antiche forme spettacolari del Giappone. Il gigaku entrò nell’arcipelago giapponese nel corso del VII secolo d.C., e per oltre tre secoli rimase una delle espressioni artistiche più complesse del panorama spettacolare del paese. Oggi, a testimonianza della grande popolarità di cui godette quest’arte, rimangono le maschere usate nel corso della processione con cui si apriva lo spettacolo. La relazione, attraverso l’analisi delle tipologie di maschere usate nel gigaku arrivate fino ai nostri giorni, metterà in luce il profondo legame che unì il Giappone di quei secoli alle più importanti realtà religiose del continente asiatico.

A cura di Andrea Maurizi – Docente di lingua giapponese presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Maschere demoniache nel folklore giapponese: il Namahage e altri casi.
La maschera di demone Oni nasconde l’identità delle persone e la stravolge, lasciando un forte impatto emotivo su chiunque la guardi. Quale funzione si cela dietro i rituali folkloristici di cui è protagonista? È un tentativo di riaffermare il ruolo patriarcale dei maschi adulti nella società oppure si tratta di un particolare esperimento pedagogico.

A cura di Andrea Pancini – Docente di lingua giapponese alla Scuola di Lingue e Culture Orientali del Comune di Milano.

泣く子 は 育つEstratto della conferenza “Maschere demoniache nel folklore giapponese”泣く子 は 育つ “I bambini che piangono crescono bene”Relatore : Andrea Pancini

Posted by Centro di Cultura Italia Asia on Monday, 19 October 2015


26 ottobre
Il Topeng a Bali
Nell’isola di Bali, teatro, musica e danza sono il fulcro della vita sociale, espressione di una cultura dove estetica e devozione s’intrecciano con sorprendente armonia. Il Topeng, parte integrante della liturgia cerimoniale, celebra con le sue maschere le gesta delle antiche corti, tra mito e storia, offrendo al tempo stesso, grazie alle estemporanee incursioni dei buffoni, uno spassoso divertimento.

A cura di Enrico Masseroli – Attore e regista, dirige l’ensemble teatrale The Pirate Ship.


9 novembre
2-Maschera Kpwan Baoul+®
Forza ed estetica delle maschere africane
L’Africa ha dato origine ad un gran numero di maschere che hanno diversi significati e funzioni. L’Occidente considera le maschere come oggetti d’arte, mentre per gli Africani esse sono uno strumento di culto, frutto di differenti culture e parte integrante di esse. Le maschere d’Africa rappresentano il cuore pulsante del continente, sono spiriti che parlano, evocando la forza interiore degli antenati mitici. Maschere, volti, sculture parlanti che raccontano la vita di uomini e donne nella quotidiana fatica del vivere. L’utilizzo delle maschere in Africa è stato ed è tuttora minacciato da differenti fattori che hanno posto fine alle tradizioni culturali come l’economia di mercato, la rapida urbanizzazione, l’influenza delle religioni esterne (Cristianesimo e Islam) ed il Colonialismo, solo per citare le cause più importanti. La nostra ricerca vuole essere un percorso finalizzato a scoprire qualcosa di più su quell’Africa che, scrutata dall’occhio contemporaneo, si svela stratificata ed eterogenea nelle sue tradizioni artistiche, rituali, religiose.

A cura di Anna Alberghina e Bruno Albertino – Medici e instancabili viaggiatori.


16 novembre

COMUNICAZIONE AI PARTECIPANTI

A causa di problemi di salute del relatore, la conferenza le maschere del Tibet sarà sostituita da un intervento sulle maschere indonesiane dal titolo lo spirito delle maschere di Bali – Il Visibile e l ‘Invisibile nell’Isola degli Dei a cura della dottoressa Vanna Scolari.

Le maschere nel mondo balinese in cui il confine tra visibile e  invisibile è debole, incerto, spesso indistinto, un mondo in cui  le coordinate spazio-tempo, realtà e immaginazione sono molto diverse da quelle occidentali e dove la logica aristotelica non trova posto. Le maschere nell’universo balinese basato su poteri mistici, forze magiche, strane e inspiegabili energie, sempre fluttuante tra il visibile e l’invisibile, tra il bianco e il nero, la magia e la realtà.


Ingresso alla singola serata 10€

Ingresso all’intero ciclo di sei incontri 50€

Gratuito per i soci Italia-Asia e per i soci Amici del MAS*

Possibilità di tesseramento ad entrambe le Associazioni al prezzo speciale di 80€ (40€ + 40€)

*non potranno entrare gratuitamente i soci che avranno sottoscritto il tesseramento ad un’unica Associazione dopo la data di inizio del ciclo

Per informazioni e prenotazioni 0272022488 oppure info@museoartescienza.com

 

 

 

Un evento

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