Arte della Scrittura – dai segni grafici alla calligrafia

Ciclo di conferenze organizzato dal Centro di Cultura Italia-Asia, dal titolo

Arte della Scrittura – dai segni grafici alla calligrafia. Ciclo di conferenze organizzato dal Centro di Cultura Italia-Asia
Sacralità, mistero e bellezza della parola scritta, dall’Egitto al Giappone

La scrittura rende la lingua e i pensieri visibili e diverse appaiono le soluzioni di rappresentazione grafica, a seconda delle forme di pensiero e di comunicazione. I caratteri grafici come materializzazione delle parole divine, nuclei e vettori di energie cosmogoniche, rappresentazioni grafiche di oggetti concreti e idee astratte, espressione artistica, strumenti per la realizzazione spirituale, per la comunicazione con uomini e divinità o per la rivelazione divina.

Programma degli incontri:

30 sett. ore 18
Percezione di parole di lingue diverse e diverse forme di scrittura

Emanuele Banfi – prof. di Linguistica Generale presso l’Università Statale di Milano-Bicocca

Breve introduzione intorno alle caratteristiche fono-acustiche proprie dei sistemi linguistici, si dirà di come viene ‘costruito’ il significato delle parole a livello psico e neuro linguistico. Ci si soffermerà poi sui principi sottesi alla ‘percezione’ delle parole di lingue diverse, muovendo da una riflessione su parole dell’italiano (lingua flessiva-fusiva), messe a confronto con parole di lingue tipologicamente diverse: lingue introflessive (arabo ed ebraico), lingue agglutinanti (giapponese, turco), lingue isolanti (cinese antico e cinese moderno). Si dirà, infine, del rapporto tra forme di scrittura e sistemi linguistici tipologicamente diversi: particolare attenzione sarà data alla ‘natura’ dei caratteri cinesi (e dei kanji giapponesi), alla loro mirabile grammatica e alle strategie di significazione iscritta nella loro ‘forma’.

Arte della scrittura - ciclo di conferenze a cura del Centro Culturale Italia-Asia

Arte della scrittura – ciclo di conferenze a cura del Centro Culturale Italia-Asia

14 ott. ore 18.30
Medu netjer, “parole divine”. I geroglifici e il loro significato

Maurizio Damiano – docente di Egittologia del CRE, Centro Ricerche Egittologiche di Verona

Geroglifici: una parola che fa sognare, che rimanda a mondi lontani, alla magia dell’antico Egitto. Ma cos’erano per il popolo dei Faraoni? Non erano semplice scrittura, ma materializzazione delle parole divine, dunque magia creatrice divina. Erano, dunque, la base della creazione stessa. Da quest’idea fondamentale deriva un complesso sistema di relazioni fra religione, scrittura, stato e vita quotidiana che attraverserà i millenni. Una vera forma mentis che farà del popolo del Nilo un gruppo umano affatto originale, dalla profondità di pensiero – sempre applicato alla vita, mai solo teorico – che influenzerà il mondo circostante, riverberando sino ai giorni nostri. La conferenza analizzerà sviluppo, struttura e riflessi di questo splendido sistema scrittorio e di pensiero.

28 ott. ore 18.30
I segreti dell’alfabeto sacro ebraico

Cristiana Tretti – studiosa di letteratura mistica ebraica, saggista e membro ordinario dell’AISG (Associazione italiana per lo studio del giudaismo), nonché socia del Centro di cultura Italia-Asia.

Fondamentale nella Qabbalah è l’importanza delle dottrine relative alle lettere dell’alfabeto, intese come nuclei e vettori di potentissime energie archetipiche e cosmogoniche, mediante cui fu creata, e viene mantenuta in essere, l’intera manifestazione divina. Le lettere del Alef-bet sono pertanto oggetto di meditazione e contemplazione estatica, e antichi trattati ne descrivono la scintillante natura ignea, annotando che ciascuna è coronata da “diademi di faville di splendore”.

11 nov. ore 18.30
Una scrittura per immagini: gli ideogrammi come anima del popolo cinese

Giuseppina Merchionne – docente di lingua e cultura cinese presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Nella scrittura cinese, l’unica esistente interamente ideografica, i segni grafici esprimono le diverse sfumature del pensiero popolare con l’uso di immagini che concorrono a delineare il valore semantico delle parole in modo figurato. Esistono così i caratteri per così dire ‘al femminile’, che hanno come parte integrante la ‘donna’ 女 nü per identificare parole il cui senso attiene a situazioni che hanno le donne come protagoniste, è il caso del grafema 妒 dù,invidia, gelosia,in cui si configura una donna sulla porta di casa aperta. Mentre nell’ideogramma 姗 shān, lento, lentezza, il senso viene reso dall’immagine della donna accanto a due piedi vicini e fasciati, memoria dell’antica pratica della fasciatura dei piedi delle bambine. Parimenti esistono i caratteri ‘al maschile’, integrati dal grafema 力 lì, forza, come nella parola男 nán, maschio, connotata dall’immagine della forza che sostiene il 田 tián, campo, laddove l’attività rurale è ascritta di diritto alla forza maschile. Così pure esistono parole che hanno come elemento connotante il grafema子 zì, bambino, come in 学 xué, studiare, dove, nella versione non semplificata del carattere, un bambino sotto una pila di rotoli configura il senso dello studio. Non mancano i neologismi dell’ultima ora, formati da uno o più grafemi, che raffigurano l’immagine di ciò che si vuole rendere: il 电脑 diàn náo, elettricità-cervello, non può che raffigurare il computer, a cui si aggiunge una serie di composti varianti che configurano l’intero universo informatico. Scrittura quindi quanto mai attuale e mediatica a dispetto della sua origine millenaria.

18 nov. ore 18.30
Giappone: la via della calligrafia
Carmen Covito – vicepresidente dell’associazione culturale shodo.it che promuove la conoscenza della calligrafia sino-giapponese

Nata in Cina, l’arte della calligrafia fu introdotta in Giappone insieme alla scrittura e per alcuni secoli restò fedele ai modelli cinesi, mentre

Arte della scrittura: dai segni grafici alla calligrafia.

Arte della scrittura: dai segni grafici alla calligrafia

iniziavano i primi, affascinanti tentativi di adattare la scrittura cinese a una lingua del tutto differente. Tra il IX e il X secolo, con la creazione degli alfabeti sillabici kana e lo sviluppo della raffinata letteratura delle dame di corte dell’epoca Heian, nascono stili calligrafici tipicamente e unicamente giapponesi. Con l’epoca Kamakura all’eleganza si aggiungono la freschezza e l’ironia dello Zen. La calligrafia diventa Shodō, non più soltanto un’arte ma una via per la realizzazione spirituale e una disciplina i cui segreti vengono trasmessi da maestro ad allievo come nelle arti marziali. Questo sapere tradizionale oggi è più vivo che mai, e pronto a confrontarsi con le avanguardie artistiche contemporanee.

25 nov. 18.30
Devanāgarī:l’alfabeto indiano degli dèi
Cinzia Pieruccini – professore di Indologia e di Storia dell’arte dell’India presso l’Università degli Studi di Milano

La devanāgarī, sottinteso lipi , ‘scrittura’, è l’alfabeto indiano più importante; è usato oggi per la hindi, la lingua nazionale dell’India, per vari altri idiomi del subcontinente, e per il sanscrito, la grande lingua classica dell’Asia meridionale. Il nome può tradursi ‘della città degli dèi’, o ‘divino (alfabeto) di città’, e, in accordo con il suo nome, la devanāgarī è in effetti un alfabeto straordinario, perché riesce a riprodurre con precisione eccezionale il ricchissimo sistema fonetico delle lingue che lo adottano – una precisione che diventa rigore assoluto per il sanscrito, dalla tradizione indiana considerato appunto lingua divina. Perfino l’ordine in cui sono elencati i segni si ispira a un sofisticato sistema di classificazione dei suoni: si comincia con le vocali, e si prosegue, in modo scientifico, con le consonanti via via secondo le parti della bocca – o più precisamente, dell’apparato fonatorio umano – maggiormente coinvolte nella loro articolazione. Ma oltre che dotata di accuratezza estrema, la devanāgarī è anche splendida da un punto di vista estetico. Alle spalle ha una lunga storia, che la apparenta con molte scritture dell’Asia, come quelle del Tibet, della Thailandia e della Cambogia, tutte derivate da prototipi indiani.

9 dic. ore 18.30
L’importanza della calligrafia nell’arte arabo-islamica
Ali Faraj – docente di lingua araba presso l’Università Statale di Milano-Bicocca; già docente di lingue semitiche presso l’Università di Baghdad

La calligrafia è uno dei più importanti fattori unificanti tra i musulmani (sia arabi che non-arabi) e le sue tracce si possono ammirare in tutte le forme dell’arte islamica. I versi coranici, le preghiere e gli hadith sono i più importanti materiali scritti nella società islamica e molti tra questi sono utilizzati per decorare svariati oggetti d’arte. Il motivo per cui la calligrafia ricopre un ruolo così importante nell’arte islamica dipende dal fatto che essa è strettamente connessa alla rivelazione coranica. Infatti, la rivelazione coranica rappresenta l’unica testimonianza della rivelazione divina; rivelazione che è definita dal Corano stesso e cioè una “scrittura ben proporzionata”, “bella” e “insuperabile”, custodita presso Dio su “fogli immacolati”. L’importanza del Corano come libro divino ha quindi incoraggiato i musulmani ad utilizzare le più belle forme di grafia per scriverlo e questo è stato il motivo principale dello spettacolare progresso della calligrafia. Le opere d’arte create dai calligrafi musulmani dimostrano la profonda relazione tra la calligrafia e la civiltà islamica. In generale, le inscrizioni e le decorazioni calligrafiche su manufatti consistono in diverse parti di scrittura che trasmettono al pubblico differenti messaggi e, in base all’intenzione dell’artista, sono scritte in forme differenti utilizzando diversi stili di calligrafia.

Il costo di ogni serata è di 10€ a persona, 7€ studenti, gratis per i soci.
Per chi desidera partecipare a tutti gli incontri l’ultimo è gratuito.
Per info e prenotazioni rivolgersi allo 02.72022488 oppure info@museoartescienza.com